Archeologia Cosmica
In questo periodo, le sue opere riflettono una sintesi matura delle sue ricerche precedenti, con una particolare attenzione all’interazione tra luce, materia e movimento. Il periodo di Archeologia Cosmica, è l’ultima fase della sua produzione. In questa fase, l’artista porta la sua ricerca ad un livello ancora più profondo, cercando di indagare le tracce dell’universo primordiale, come se fosse un archeologo che studia le origini del cosmo. Con questo termine, Bergamo sembra voler suggerire che l’Universo sia una stratificazione di eventi, energie e forme, proprio come la Terra conserva tracce del passato nella sua geologia. Nei suoi dipinti, quindi, l’artista non rappresenta solo lo spazio visibile, ma cerca di far emergere memorie cosmiche, quasi fosse possibile “scavare” nell’universo per rivelarne i segreti.
Questo concetto è sorprendentemente vicino alle scoperte della cosmologia moderna, che studia la radiazione cosmica di fondo, cioè l’eco del Big Bang, che porta con sé la traccia delle origini dell’universo. Negli anni ‘90 e 2000, la scienza inizia a esplorare sempre più le teorie sulla materia oscura e sull’energia oscura, elementi invisibili ma fondamentali per la struttura dell’universo. Nelle sue tele, Bergamo sembra quasi intuire questi concetti, creando strutture e campi di forza invisibili, che ricordano il modo in cui la gravità oscura modella le galassie.
Questa fase della sua produzione artistica è stata esposta in diverse mostre, tra cui quella al Castello Sforzesco di Milano, dove le sue opere sono state accostate ai racconti di Italo Calvino, suggerendo una connessione tra arte e letteratura nella rappresentazione dell’Universo.
In questo periodo, l’artista, affascinato dal fenomeno della radioattività, sperimenta un linguaggio innovativo caratterizzato da segni e simboli che richiamano antiche tracce cosmiche.