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24 maggio 2017
La particella di Dio e la lezione di Kandinsky, Mondrian e Malevic - Enrico Gariboldi

In quel preciso momento, un centesimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang, si è deciso il nostro destino.
In un universo in cui materia e antimateria si equivalgono, e che quindi avrebbe potuto, in ogni istante, tornare a essere pura energia, può essere bastata una leggerissima preferenza della particella di Dio (il bosone di Higgs) per la materia anziché per l’antimateria ed ecco che si è prodotto il mondo che abbiamo sotto gli occhi. Ecco qua il minuscolo difetto, la sottile imperfezione da cui è nato tutto. Un’anomalia che dà origine a un universo che può evolvere per miliardi di anni.
Paesaggi, figure, nature morte, situazioni surrealiste o espressioniste che hanno dato origine a migliaia e migliaia di opere di artisti di ogni livello, non hanno mai avuto per Renzo Bergamo alcuna attrazione: il suo mondo era in quell’anomalia, in quella Particella di Dio che ha originato Tutto.
Sono stato per diversi anni amico di Renzo Bergamo e con lui ho anche molto discusso su svariati argomenti, per esempio su come lui pensava di classificare quello che dipingeva-disegnava-progettava.
- Non conosco nessuno che fa quello che faccio io – diceva-nessuno che esplori un mondo che è solo sui tavoli della Scienza, quindi non posso avere un’etichetta.
-Però sei un artista astratto, rispondevo, perché quello che crei FORSE non esiste, e quindi forzatamente fai dell’astrazione.
Aveva ragione Renzo, lui non era un artista astratto. Parlare dell’arte di Renzo come arte astratta non ha senso, perché comunque un’immagine enunciata sulla tela per quanto astratta nel senso che rappresenta qualcosa che non conosciamo, è già di per sé concreta, esistendo come raffigurazione. Inoltre l’astrattismo puro, non ispirandosi in alcun modo alla realtà naturale e quindi non ricavando da essa alcun elemento, cioè non essendo il risultato di un’astrazione ma la proposta di una nuova realtà, si pone logicamente fuori da tale denominazione. E questo tanto più vale per il mondo di Bergamo che è appunto frequentato solo da scienziati e che in ogni caso nessuno saprebbe come rappresentare figurativamente.
Ma la Particella di Dio, in pittura, deve avere una rappresentazione, altrimenti come esprimerla, con un foglio interamente bianco? Servono quindi immagini su quel foglio, su quella tela, che almeno la suggeriscano, la ipotizzino e allora come fare se non si hanno riferimenti reali a cui ispirarsi?
Quando nel 1910 Kandinsky dipinse il Primo Acquarello Astratto intorno a sé aveva una realtà oggettiva, paesaggi e figure, dalla quale trarre ispirazione per il suo lavoro. Un altro grande artista, Mondrian, si ispirò a un albero per ideare la propria soluzione astratta e Malevic compì l’opera con quel suo quadrato nero su fondo bianco che, nella mente dell’artista, voleva significare l’affrancamento dalla schiavitù dell’oggetto. Questi tre artisti sono stati i grandi rivoluzionari del XX secolo ma, grandi e geniali quanto vogliamo, hanno comunque avuto la possibilità di ispirarsi a qualcosa di reale (forse facendo eccezione per Malevic che aveva altri intendimenti). Ma Renzo Bergamo cosa ha avuto per ispirarsi?
La risposta è una e inequivocabile: il suo genio. Lui è stato un artista assolutamente straordinario che è riuscito a proporre con le sue opere un mondo che solo gli scienziati possono visitare senza però nulla poter vedere, e non è un caso che molti filosofi della scienza hanno scritto di Renzo Bergamo come di un grande visionario che vedeva là dove telescopi o potenti acceleratori di particelle non potevano nemmeno ipotizzare.
E’ quindi sempre un momento straordinario per un pubblico di appassionati il poter godere della visione delle opere di questo grande artista, e noi siamo lieti di poter dare questa opportunità.

Nelle opere di Bergamo il soggetto non esiste, non è espresso, e di conseguenza è, come deve essere, sempre e solo nell’immaginazione di chi guarda. Perché chi guarda può vedere quello che crede, vede colori e linee che spesso sfuggono verso il mistero, e quindi può leggervi costruzioni inconstruite, perché semplicemente immaginate, ed arrivare persino ad entrare in un mondo sconosciuto che però si conosce, probabilmente perché è un eco di quando si era solo plasma o materia informe.
Inoltre quello che colpisce di Bergamo è anche la padronanza del gesto e la capacità di dare un significato non solo estetico a ogni sua opera. In una costruzione informale, dare un senso e un equilibrio, è sempre difficile ma lui sembra non avere mai di questi problemi: non c’è un segno, un colore, una linea che stonino, che siano assonanti con il tutto: la costruzione è logica, senza riferimenti alla realtà ma logica, ed è anche qui la grandezza dell’Artista.

Ringraziamo l’Associazione Renzo Bergamo e Caterina Bergamo, vedova dell’artista, per averci consentito di realizzare questa esposizione.