ARTRIBUNE web Marzo 2013
Renzo Bergamo, il figlio della galassia.

“Cercare, cercare cercare cercare e poi cercare”, sosteneva Renzo Bergamo. E Mina si innamora continuamente delle sue opere. Al Castello Sforzesco di Milano, la ricerca guidata dal cosmo conta più che l’individuazione.

Vallo a raccontare a chi dopo le prime dieci tele attende la fama.
Renzo Bergamo (Portogruaro, 1934 – Venezia, 2004) è stato uno sperimentatore infaticabile, affascinato dai movimenti dell’universo, dall’origine. Dai quasi monocromi nei Sessanta a vere e proprie esplosioni di colore negli Ottanta, Bergamo ha restituito una visione intatta della cultura in cui era – e siamo – immersi, ha scavalcato le definizioni disciplinari che rischiano di dividere arte e scienza: ha trattato il mondo come fosse tutt’uno, per quello che è.
Forse solo all’epoca del Rinascimento questa tendenza era così forte.
La sua pittura passa per molte tecniche e fasi, non si accontenta. Dopo aver trascorso molti anni a Milano, frequentando il Bar Jamaica, pittori e intellettuali del tempo, Bergamo sceglie la Sardegna per continuare la sua attività fuori dal circuito pubblico, una volta considerate le esposizioni come mere operazioni commerciali.

Lucia Grassiccia