Archeologia Cosmica. Nell’ultima fase di sperimentazione pittorica Renzo Bergamo approfondisce
con intatto entusiasmo le connessioni tra il linguaggio pittorico
e le infl uenze scientifi che; la sua visione è attirata dai fenomeni della
radioattività, dai processi fi sico-atomici instabili, dalla bellezza dei nuclei
di energia trasmutante. L’artista è interessato anche alla teoria delle stringhe,
alle strutture fi lamentose che vagano tra una galassia e l’altra in un
movimento incessante come la gioia di esistere tra emozioni transitorie
d’universalità. Di fronte alla complessa macchina dell’universo, l’artista
esplora il rivelarsi spazio-temporale dei colori, i modi in cui si manifesta
la fertilità visionaria della materia, sostanza indeterminabile percepita
nel divenire dei corpi fi sici congiunti alla luce.
In questi anni di piena maturità Bergamo rifl ette sul valore creativo del
pensare, sulla forza delle idee congiunte alla loro possibilità di modifi care
le vie della conoscenza, consapevole che “non basta essere, bisogna divenire”.
Questa convinzione lo spinge a creare nuove opere con il desiderio
di infondere nel lettore pensieri in vibrazione, scosse d’energia cosmica,
suoni di luce che sibilano nel vuoto, schegge di conoscenza legate alla
memoria inesauribile del mondo, archeologie dell’essere come tramiti
per nuovi ritrovamenti. La passione di svelare istanti cosmici e attimi
di abbandono nell’enigma dell’universo porta l’artista a intensifi care il
timbro dei colori, i contrasti luminosi e il dinamismo delle forme in gioco,
come se il fl usso esagitato dello spazio potesse contenere movimenti
straripanti, punti di vista che vanno sopra e sotto, dentro e oltre ogni
calcolo percettivo possibile. L’uso del bianco crea bagliori incandescenti
che emergono da ampi pulviscoli luminosi dominati dalle profondità del
blu, dagli ardori del rosso, dagli impulsi luminosi del verde e del giallo,
colori interiori dispersi nell’instabile fl uire della materia cosmica