Negli anni Novanta Renzo Bergamo mette a punto la ricerca sulla ciclicità
del divenire cosmico attraverso opere dove la rappresentazione pittorica
del Caos è vissuta come azione generatrice di eventi universali illimitati.
L’esplorazione delle emanazioni luminose avvolge le confi gurazioni mutevoli
dello spazio-tempo, dimensione aperta alle implicazioni scientifi che
del colore che interrogano le connessioni della struttura del mondo, le
forze propulsive che ne sostengono la costruzione.
Il fenomeno del Caos è indagato attraverso differenti confi gurazioni di
universi possibili, una molteplicità di ipotesi spaziali che provengono
dalle stratifi cazioni dell’esperienza umana, punto di riferimento costante
per dare sostanza pittorica alle indimostrabili percezioni soggettive. Le
rotte di avvicinamento ai sensi del Caos sono percorse da Bergamo con
particolare attenzione alle potenzialità del colore-luce, materia attiva
che non riproduce il visibile ma produce forme che appartengono alla
matrice di tutte gli eventi, il Cosmo. Dalle dichiarazioni dell’artista sull’Estetica
e sull’Etica del Caos si comprende il suo grande interesse per il
mistero della conoscenza, luogo generativo di ogni processo mentale,
che in esso fonda la propria origine e il proprio destino. È per questo
che Bergamo persegue la bellezza estetica del Caos attraverso modalità
espressive che comunicano trasparenze luminose, fantasie cromatiche,
estensioni segniche, fervori immaginativi, inquieti pensieri che crescono
nello spazio imponderabile dell’universo. Osservare la porta delle stelle
oppure volare altrove sulle ali della musica signifi ca aspirare a un livello
sinestetico dove la percezione simultanea di suoni e colori agisce sul
fi lo di corrispondenze analogiche: luce interiore e materia esteriore diventano
infatti una sola sostanza, un’estasi spaziale che allude ai campi
della cromodinamica quantistica.