Dopo l’esperienza di Astrarte, culminata in una mostra promossa dal Comune di Milano e dedicata alle Avanguardie del Novecento (Futurismo- Spazialismo-Astrarte, a cura di Promoter Art, 1979), Renzo Bergamo entra in una fase di ripensamento del proprio ruolo d’artista, staccandosi consapevolmente dal circuito pubblico dell’arte e dai suoi sistemi di omologazione. Nel 1985 si trasferisce in Sardegna, proseguendo la sua avventura pittorica in un’atmosfera creativa più aderente al desiderio di purezza del colore e alla qualità primaria della luce, condizione ideale di rigenerazione fisica e mentale che sviluppa nuove sintonie con le forze contrapposte del visibile.
Questo periodo di approfondimento interiore permette di accentuare i valori lirici della visione pittorica, lo stato d’incanto e di abbandono emotivo che il colore sa suscitare quando si stacca dalla rappresentazione descrittiva del reale per entrare nelle zone segrete della materia, nelle pulsioni dell’irrazionale. Le opere di questa fase fi ssano sulla superfi cie transiti di forme astrattogeometriche, figure sfuggenti che non defi niscono la visione rispetto a un referente riconoscibile, la rendono piuttosto somigliante solo a se stessa, al dinamismo segnico e cromatico che ingloba lo spazio in una
totalità indivisibile. I titoli dei dipinti indicano, a differenza dei precedenti concetti astrali, valenze esistenziali legate a molteplici stati d’animo che
l’artista evoca come fl ussi dell’altrove, soffi d’infi nito, tracce disperse
su fondali cosmici, scritture indecifrabili di un alfabeto che produce ritmi musicali. Diverse opere somigliano ad architetture fantastiche che svettano perforando lo spazio, creature libere da vincoli gravitazionali, eventi dell’immaginazione che affiorano dall’eterno fluire del tempo, morfologie ancestrali che vagano nel vuoto, traiettorie siderali che solcano la splendente oscurità del cosmo.